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Aldo Scettico

 

Lo chiamavano Aldo Scettico perché “lui, non ci credeva”.

Non che fosse cattivo, tutt’altro.

Burbero lo era, questo sì, e anche poco incline a dare confidenza, sempre preso com’era a mugugnare, a guardare un po’ di sbieco le persone, i fatti e persino le intenzioni.

Non era cattivo, solo “non ci credeva”: non si fidava delle promesse, non dava credito alle  prolusioni, non  teneva conto delle dichiarazioni di intenti, o di  propositi.

Nemmeno gli piaceva discutere, mettere alla prova o contraddire le affermazioni altrui.

Le ascoltava in silenzio, ci rimuginava un po’ su e poi, scotendo la testa lanciava all’interlocutore un’occhiata in tralice, con la fronte aggrottata e un occhio un po’ più chiuso dell’altro dicendo, in un sospiro: “Mah!”

Non si sa se scettico lo era di nascita, e per natura, o se lo fosse diventato con il tempo, andando avanti negli anni e nella Vita.

Una volta che era andato a Bologna aveva perso il treno  per un niente (il treno del ritorno, si intende) e così gli era rimasta un’ora buona da perdere bighellonando in giro, sotto i portici, nelle piazze che aveva, una dietro l’altra, la Città.

Vagando qua e là senza uno scopo, senza una meta, si era imbattuto nella rientranza buia di un portone, dove spiccava una targa di ottone con sopra un nome strano  “Amerovante” e  sotto, scritto in  cubitale: “INDOVINO”.

Incuriosito, provò a suonare il campanello.

Subito sentì una voce che  gracchiava al citofono.

“Chi è?”

“Ah, sei bravo!”  rispose sarcastico e seccato Aldo.

Poi si girò sui tacchi, scosse la testa, e mentre camminava per portarsi alla stazione disse, in un sospiro: “Mah!”

 

Proprio lui che non credeva in niente, figuriamoci se credeva all’oroscopo!

Passava tutti i giorni davanti all’edicola, e quando vedeva che si era fatta attorno un po’ di gente, quando era certo di avere un po’ di pubblico, insomma, chiedeva ad alta voce al giornalaio:

“Scusi, le è rimasto un giornale di ieri?”

“Per farne che?” chiedeva questi, incuriosito.

“Per leggere l’oroscopo del mio segno, e sapere quello che mi è successo fra ieri mattina e ieri pomeriggio!”

Il giornalaio non  faceva altro che guardarlo perplesso, quelli del pubblico davano segno di non aver capito la battuta, così che Aldo li guardava tutti in tralice, scuoteva la testa e se ne andava, dicendo in un sospiro: “Mah!”

 

Il giornale, comunque, lo comprava, (quello del giorno, s’intende) e appena il giornalaio glielo metteva fra le mani, mentre ancora aspettava il resto, subito lui si metteva a sfogliare le pagine, gettando occhiate rapide qua e là, sui titoli.

“Se non ci credi, alle notizie, perché compri il giornale, allora?”

“Mica leggo le notizie!” diceva lui, seccato.

“E allora, cosa leggi?”

“Io leggo i necrologi!” rispondeva “per vedere se c’è il mio nome sul giornale!”

E  ridacchiava, ma mugugnando, un po’ perché era scettico e un po’ perchè non tutti davano segno di avere capito la battuta.

 

Lui, non credeva a niente.

Non credeva agli extraterrestri, non credeva alla Verginità della Madonna, non credeva al primo uomo sulla Luna.

Non credeva nemmeno al tasso di inflazione programmata.

Lui, qualsiasi cosa fosse, non si fidava; figurarsi se si fidava delle Assicurazioni.

Non lo diceva, perché era burbero e di poche parole, e anche perché a parlarne con la gente si sarebbe solo finiti a discuterne inutilmente, ma era assolutamente convinto che un contratto nel quale, quando si parlava di “premio” era lui a dovere tirare fuori i soldi, fosse frutto di una insanabile contraddizione di fondo.

Una volta che, cadendo malamente, si era rotto il braccio destro, “quelli dell’Assicurazione” gli avevano fatto compilare un modulo che portava la scritta “DENUNCIA DI SINISTRO”, e già questo lo aveva reso sospettoso.

Quando poi, leggendo le condizioni di una polizza di assicurazione sulla vita, aveva intuito che, pur pagando lui il “premio”, non solo  non avrebbe avuto la sicurezza  di non morire (e che senso ha “assicurarsi la vita” se non ti dà la garanzia di non perderla?) ma che, in caso di sua morte, i soldi sarebbero  addirittura andati a un altro, si confermò nella sua convinzione che questa cosa delle Assicurazioni era tutta una truffa.

Aldo Scettico, senza tanto stare a discutere, piegò in quattro la proposta di polizza, la rimise nelle mani di un incredulo e deluso Agente, e senza aggiungere parola lo piantò in asso, mormorando fra sé, mentre usciva dall’ufficio, un sospiroso e profondo “Mah!”

 

Era fatto così, Aldo Scettico, non credeva in niente e non si fidava di nessuno.

Andava tutti i giorni all’edicola e diceva la battuta del “giornale del giorno prima”.

Poi sfogliava il quotidiano fino ad arrivare alla pagina dei necrologi e, dopo essersi accertato di avere un discreto pubblico,  esclamava  a voce alta: “E nemmeno oggi, c’è il mio nome sul giornale!”

 

Non  si fidava del salire e dello scendere che continuava a fare la Borsa, non dava nessun credito alle profezie dei Testimoni di Geova e, soprattutto, non credeva nell’ora legale.

“Guarda te ” soleva dire spesso “se è mai possibile che solo perché lo dice uno in cravatta ed occhiali dagli studi di Via Teulada, da un giorno all’altro quando sono le due devono essere le tre!”

Conseguenza diretta di questo orientamento di pensiero, era che Aldo si guardava bene, nella fatidica notte indicata da tutti i telegiornali, di rimettere l’orologio sull’ora legale.

“Col cavolo che lo metto avanti di un’ora” diceva “ Il mio orologio resta com’è, fino a quando tutti quanti non rinsaviscono, e riportano indietro di un ora il loro!”

Anche questo, però, lo diceva piano, mormorandolo fra sé quasi nascosto in un mugugno, perché era burbero e misantropo, e avviare discussioni con la gente era quello che meno gli sarebbe andato a genio di fare, al mondo.

 

Passava, per il centro del paese, una tratto di strada ferrata da poco convertita a linea nazionale, con  tanto di passaggio a livello a funzionamento automatico, che senza il bisogno di nessun casellante (“io non mi fido di un apparecchio che non è guidato dalla mano dell’uomo” pensava  Aldo “Non sarà mai che un marchingegno elettrico lo sa meglio di me quand’è che arriva un treno!”) abbassava ed alzava le sbarre, luci rosse intermittenti comprese.

Durante il giorno, treni  ne passavano pochi, e durante la notte addirittura uno soltanto, il rapido Milano-Roma, che attraversava il paese esattamente a mezzanotte.

Una sera che si era in pieno Luglio, vuoi per il caldo afoso che imperversava ormai da dieci giorni, vuoi per la noia che le banali argomentazioni degli avventori del bar suscitavano nel suo sentire scettico e disincantato, Aldo aveva alzato leggermente il gomito, mentre se ne stava da solo al tavolo di fondo del locale, e che non fosse del tutto in sé, nel ritornare a casa, lo si vedeva dal pericoloso deviare dalla linea retta che faceva la sua vecchia bicicletta da donna.

Giunto al passaggio a livello trovò le luci rosse accese e le sbarre che finivano adesso di abbassarsi.

 

“Non mi sembrava di avere fatto così tanto tardi” pensò, e butto un occhio all’orologio che teneva al polso.

“Non sarà mai che un marchingegno elettrico sappia meglio di me quand’è che passa un treno!”  considerò fra se “e infatti questo qui ha tirato giù le sbarre almeno un’ora prima, visto che manca un minuto alle undici!”

Nel datario dell’orologio aveva visto comparire il numero 20.

“20 Luglio! Non crederò mai che l’Uomo ha messo piede sulla Luna”

E detto questo, anzi, pensato questo, piegò la bicicletta fino a farla passare sotto le sbarre, e traversò.

Il rapido di mezzanotte, preciso più che mai gli piombò addosso a una velocità tale da non lasciargli  neanche il tempo di cambiare le idee che aveva sull’ora legale.

Colse Aldo Scettico lì dov’era, sui binari, e se lo portò via senza lasciargli il tempo di dire, in un mugugno, il suo consueto “Mah!”

 

 L’edicolante restò in attesa di Aldo Scettico per tutta la giornata, e più passava il tempo più si preoccupava a non vederlo arrivare, visto che gli aveva tenuto in serbo la sua copia del giornale.

Quando si fece sera, un po’ per noia e un po’ per non dormire, si mise a sfogliare il quotidiano, gettando solo occhiate distratte ai titoli, qua e là.

Giunto alla pagina dei necrologi, si soffermò un istante ad osservarne uno, quasi in fondo; poi, chiuso il giornale, disse a se stesso a voce alta (disse a sé sesso, perché non c’era nessuno, li attorno ad ascoltare):

“Ma tu guarda Aldo Scettico, che tipo: sono mesi  che guarda tutti i giorni i necrologi per vedere se c’è il suo nome, e proprio oggi  che, finalmente, c’è, non è venuto a comperare il giornale!”

E poi soggiunse, sospirando:

 

“Mah!”