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Io mi chiamo G.

 Io mi chiamo G.

 No, non hai capito: sono io che mi chiamo G!

 No, sei tu che non hai capito: mi chiamo G anch’io!

 Il  mio papā č molto importante.

 Il mio papā no.

 Il mio papā č forte, sano e intelligente

 Il mio papā č debole, malaticcio e un po’ scemo.

 Il mio papā ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue

 Il mio papā ha fatto la terza elementare e parla in dialetto. Ma poco, perché tartaglia!

 Io sono figlio unico, e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.

 Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale; perō ci ho diciotto fratelli!

 Il mio papā guadagna trentun miliardi al mese, che diviso trentuno, che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.

 Il mio papā guadagna diecimilalire al mese, che diviso trentuno, che sono i giorni che ci sono in un mese fa… diecimilalire al giorno. Il primo giorno, poi dopo basta!

 Noi siamo ricchi ma democratici: quando giochiamo a tombola segniamo i numeri coi fagioli.

 Noi invece segniamo i fagioli coi numeri: per non perderli!

 Il mio papā č cosė ricco che cambia ogni anno la macchina, la villa e il motoscafo.

 Il mio papā  č cosė povero che non cambia nemmeno idea.

 Il mio papā un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: guarda, tutto quello che vedi un giorno sarā tuo!

 Anche il mio papā un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: guarda!  Basta!

 

Giorgio Gaber, Il Signor G - 1970