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Il Personaggio Misterioso

Riprendiamo, dopo un lunga pausa di…meditazione, a cimentarci con il difficile, ma spero gradito compito di svelare l’identità del Personaggio Misterioso.

Per conoscere questo, in particolare, ci vogliono, oltre a una buona dose di arguzia e di immaginazione, anche notevoli doti di ironia, di umorismo e di fantasia. E soprattutto tanto, tanto affetto.

A tutti in bocca al lupo e… buon divertimento!

                                                                                                                                   Marco Bottoni

L’ “Ingeniere”

 

I lavori di rifacimento della piazza, ovviamente, li ha diretti lui, personalmente.

Il fatto è che, con buona pace di tutti, “l’appalto” lo ha vinto la sua Ditta (così come aveva in precedenza vinto quello per i lavori di metanizzazione, di rifacimento del manto stradale dell’Eridania, del restauro del Teatro La Fenice di Venezia e, fiore all’occhiello, anche quello per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina), e lui, alla realizzazione dell’acciottolato, ci ha messo i suoi migliori operai, tutti rigidamente provenienti da Reggio Emilia o, al massimo, da Poggio Rusco.

C’è da dire che è stato un lavoro duro.

Tutti i santi giorni in servizio fin dal mattino presto (non si alza mai prima delle undici), con la responsabilità di consegnare i lavori entro il termine (“Ma quando verrà consegnata la Piazza?” “La Piazza viene terminata dentro della data che sarà finita!” “Sì, ma quando di preciso?” “I d’accordi sono che viene ultimata o prima o dopo ma quando sono finiti tutti i lavori, e chi s’è visto chi s’è visto!”).

Tutti i santi giorni tormentato e stuzzicato dalle domande e dai commenti dei soliti curiosi impiccioni, capaci solo a criticare (“Ma le misure, siamo sicuri che le hai prese giuste?” “Guarda che quando parli con me, parli con un Ingeniere, mica con un bòn da nient!  La piazza misura giusta per così e così, e se non ti va bene t’àt ciùci un didulòn!), stracapiàza sempre pronti a mettere in dubbio l’autorità del suo ruolo direttoriale.

“Ma è vero che hai cambiato idea e che al posto della Piazza ci costruisci una immensa piscina?”

“E i sassi che adoperate, sono fatti a mano o a macchina?”

“Sei sicuro di avere ordinato il numero giusto di sassi? Secondo me, così a occhio,  ne mancano cinque o sei per fare il lavoro completo!”

Di fronte a queste provocazioni lui si comporta come si comporta in ogni altro caso, e di fronte ad ogni altra domanda: risponde e non risponde.

Non sa leggere né scrivere, non conosce i numeri sopra la decina né il prezzo di alcun bene di consumo, eppure a  parole riesce a tener testa a chiunque, su qualsiasi argomento.

Dove non arriva con la conoscenza, supplisce con la fantasia, il giro di parole, l’invenzione: e a parte qualche contraddizione il risultato è quasi sempre fantastico.

“Com’è questa nuova legge dell’etilometro?”
”E’ in vigore che, se vuoi guidare, si possono bere al massimo due spriz, ma comunque non più di uno!”

“Ma è vero che hai un figlio a New York? E quanti anni ha?”

“Oh, mio figlio quello di New York… ormai ha tanti anni che è più vecchio di me!”

Il suo personalissimo Mondo è popolato da una infinita schiera di parenti suoi, e oltre a una figlia

che “fa la Vigilessa a Cerea” e che mai nessuno, ovviamente, ha visto, è davvero impossibile tenere il conto esatto dei suoi nipoti e cugini.

Lui è stato Arbitro di calcio, Musicista al Conservatorio e, ci mancherebbe, Pilota di aereo.

Ha viaggiato in tutti i Paesi del Mondo, compresi quelli inventati sul momento dai suoi interlocutori, (e va da sé che ne parla benissimo tutte le lingue) ma non solo: li ha frequentati in tutte le epoche storiche, visto che la sua Ditta vanta partecipazioni nella costruzione della Torre di Pisa, del Palazzo del Cremlino, della Muraglia Cinese e anche in quella delle Piramidi.

I suoi operai, a domanda risponde, sono talora trentasette, talora diciannove, a volte addirittura tre, ma tutti “in regola”.

“E quanto gli dai, all’ora?”

“Ah, per quello ci pensa a tutto la mia segretaria!”

Oltre a una fantasia infinita, possiede doti incredibili di intuito e sagacia, osserva tutto e tutto ricorda, e mette insieme frammenti di notizie e brandelli di nozioni con grande furbizia, riuscendo sempre e comunque a destreggiarsi nel dialogo.

Così può rispondere a qualsiasi domanda sulla nave-ristorante che ha appena finito di allestire (“Per le saldature, ci ha pensato Bartali” “E come avete fatto per saldare la parte che sta sott’acqua?” “Prima l’ho girata nell’acqua, e ho saldato la parte sotto, poi l’ho girata di nuovo e ho saldato la parte di sopra! Cosa credi, di parlare con un ignorante?”) compresa la cena offerta in occasione del varo (a Pontelagoscuro, oltre duecento invitati, ma in che data, non è dato di sapere) ed il viaggio inaugurale verso il luogo che costituiva la destinazione più idonea per una imbarcazione del genere: Boscochiesanuova.

Tre persone al Bar, uno che butta lì un argomento, un altro che gli fa una domanda precisa e lui subito imbastisce una storia che si spinge fino ai limiti dell’incredibile, e talvolta anche più in là.

Così, fra le tante persone che quotidianamente gli telefonano “in Brasiliana”, c’è anche lei, la “Ragazza della Viacard”, una morettina della quale si è innamorato subito, quando l’ha sentita parlare da dentro il gabbiotto metallico del casello di Verona Sud: “Prego, inserire il biglietto. Prego, inserire la tessera. Arrivederci, guidate con prudenza!”

Da allora pare che escano insieme con una certa regolarità, e che lui la porti a cena in romantici ristoranti che lui solo conosce, nelle località da lui preferite: Cà di David, Udine, Lama Pezzoli.

Ora che, finalmente, “la Piazza è già bella che finita”, lui può dedicarsi, anima tenera e grossissimo corpo, alla sua vera grande passione in quanto a infrastrutture: i sottopassi stradali.

Ne ha realizzati un numero incalcolabile, in Italia e nel Mondo, compreso quello famoso di Brescia, che ha dovuto far demolire e ricostruire perché “l’avevano fatto troppo basso, e le macchine, per passarci sotto, dovevano fare …così (e con un rapido gesto incassa la testa e il collo fra le spalle).

Ora gli resta da completare il sottopassaggio più importante, quello che va “da A&O a Mestre”, finito il quale potrà dare inizio ai lavori dell’ultimo appalto che, con un  vero colpo da maestro, è riuscito a fare aggiudicare alla sua Ditta: quello per la ricostruzione delle Torri Gemelle di New York.

“E come fai a costruirle così alte?”

“Ma che domande sono? Guarda che parli con un Ingeniere, mica con un ciocapiàt! Prima le faccio coricate per terra, che è più comodo, e poi, una volta finite, le drizzo in piedi!”

Decisamente, la logica non abita più qui, ma al suo corpaccione da gigante e all’anima da bambino che ci sta chiusa dentro, non si può fare a meno di volere bene.

Io, al mio Marcellino, gli voglio bene come a un Padre, come a un Fratello, come a un Figlio.

E non è per niente escluso che lui, anche senza dirlo, dentro il suo cuore puro e generoso si senta, almeno un poco, tutti e tre.

Allora, via, salta in sella alla tua inseparabile bicicletta e vai felice per le strade di Castelmassa e del tuo  fantastico Mondo, a controllare i lavori dei tuoi innumerevoli cantieri aperti.

 

Buon lavoro, “Ingeniere”!