Riprendiamo, dopo un lunga pausa di…meditazione, a cimentarci con il difficile, ma spero gradito compito di svelare l’identità del Personaggio Misterioso.
Per conoscere questo, in particolare, ci vogliono, oltre a una buona dose di arguzia e di immaginazione, anche notevoli doti di ironia, di umorismo e di fantasia. E soprattutto tanto, tanto affetto.A
tutti in bocca al lupo e… buon divertimento!
L’
“Ingeniere”
I
lavori di rifacimento della piazza, ovviamente, li ha diretti lui,
personalmente.
Il
fatto è che, con buona pace di tutti, “l’appalto” lo ha vinto la sua
Ditta (così come aveva in precedenza vinto quello per i lavori di
metanizzazione, di rifacimento del manto stradale dell’Eridania, del restauro
del Teatro La Fenice di Venezia e, fiore all’occhiello, anche quello per la
costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina), e lui, alla realizzazione
dell’acciottolato, ci ha messo i suoi migliori operai, tutti rigidamente
provenienti da Reggio Emilia o, al massimo, da Poggio Rusco.
C’è
da dire che è stato un lavoro duro.
Tutti
i santi giorni in servizio fin dal mattino presto (non si alza mai prima delle
undici), con la responsabilità di consegnare i lavori entro il termine (“Ma
quando verrà consegnata la Piazza?” “La Piazza viene terminata dentro della
data che sarà finita!” “Sì, ma quando di preciso?” “I d’accordi sono
che viene ultimata o prima o dopo ma quando sono finiti tutti i lavori, e chi
s’è visto chi s’è visto!”).
Tutti
i santi giorni tormentato e stuzzicato dalle domande e dai commenti dei soliti
curiosi impiccioni, capaci solo a criticare (“Ma le misure, siamo sicuri che
le hai prese giuste?” “Guarda che quando parli con me, parli con un
Ingeniere, mica con un bòn da nient! La
piazza misura giusta per così e così, e se non ti va bene t’àt ciùci un
didulòn!), stracapiàza sempre pronti a mettere in dubbio
l’autorità del suo ruolo direttoriale.
“Ma
è vero che hai cambiato idea e che al posto della Piazza ci costruisci una
immensa piscina?”
“E
i sassi che adoperate, sono fatti a mano o a macchina?”
“Sei
sicuro di avere ordinato il numero giusto di sassi? Secondo me, così a occhio,
ne mancano cinque o sei per fare il lavoro completo!”
Di
fronte a queste provocazioni lui si comporta come si comporta in ogni altro
caso, e di fronte ad ogni altra domanda: risponde e non risponde.
Non
sa leggere né scrivere, non conosce i numeri sopra la decina né il prezzo di
alcun bene di consumo, eppure a parole
riesce a tener testa a chiunque, su qualsiasi argomento.
Dove
non arriva con la conoscenza, supplisce con la fantasia, il giro di parole,
l’invenzione: e a parte qualche contraddizione il risultato è quasi sempre
fantastico.
“Com’è
questa nuova legge dell’etilometro?”
”E’ in vigore che, se vuoi guidare, si possono bere al massimo due spriz,
ma comunque non più di uno!”
“Ma
è vero che hai un figlio a New York? E quanti anni ha?”
“Oh,
mio figlio quello di New York… ormai ha tanti anni che è più vecchio di
me!”
Il
suo personalissimo Mondo è popolato da una infinita schiera di parenti suoi, e
oltre a una figlia
che
“fa la Vigilessa a Cerea” e che mai nessuno, ovviamente, ha visto, è
davvero impossibile tenere il conto esatto dei suoi nipoti e cugini.
Lui
è stato Arbitro di calcio, Musicista al Conservatorio e, ci mancherebbe, Pilota
di aereo.
Ha
viaggiato in tutti i Paesi del Mondo, compresi quelli inventati sul momento dai
suoi interlocutori, (e va da sé che ne parla benissimo tutte le lingue) ma non
solo: li ha frequentati in tutte le epoche storiche, visto che la sua Ditta
vanta partecipazioni nella costruzione della Torre di Pisa, del Palazzo del
Cremlino, della Muraglia Cinese e anche in quella delle Piramidi.
I
suoi operai, a domanda risponde, sono talora trentasette, talora diciannove, a
volte addirittura tre, ma tutti “in regola”.
“E
quanto gli dai, all’ora?”
“Ah,
per quello ci pensa a tutto la mia segretaria!”
Oltre
a una fantasia infinita, possiede doti incredibili di intuito e sagacia, osserva
tutto e tutto ricorda, e mette insieme frammenti di notizie e brandelli di
nozioni con grande furbizia, riuscendo sempre e comunque a destreggiarsi nel
dialogo.
Così
può rispondere a qualsiasi domanda sulla nave-ristorante che ha appena finito
di allestire (“Per le saldature, ci ha pensato Bartali” “E come
avete fatto per saldare la parte che sta sott’acqua?” “Prima l’ho girata
nell’acqua, e ho saldato la parte sotto, poi l’ho girata di nuovo e ho
saldato la parte di sopra! Cosa credi, di parlare con un ignorante?”) compresa
la cena offerta in occasione del varo (a Pontelagoscuro, oltre duecento
invitati, ma in che data, non è dato di sapere) ed il viaggio inaugurale verso
il luogo che costituiva la destinazione più idonea per una imbarcazione del
genere: Boscochiesanuova.
Tre
persone al Bar, uno che butta lì un argomento, un altro che gli fa una domanda
precisa e lui subito imbastisce una storia che si spinge fino ai limiti
dell’incredibile, e talvolta anche più in là.
Così,
fra le tante persone che quotidianamente gli telefonano “in Brasiliana”,
c’è anche lei, la “Ragazza della Viacard”, una morettina della quale si
è innamorato subito, quando l’ha sentita parlare da dentro il gabbiotto
metallico del casello di Verona Sud: “Prego, inserire il biglietto. Prego,
inserire la tessera. Arrivederci, guidate con prudenza!”
Da
allora pare che escano insieme con una certa regolarità, e che lui la porti a
cena in romantici ristoranti che lui solo conosce, nelle località da lui
preferite: Cà di David, Udine, Lama Pezzoli.
Ora
che, finalmente, “la Piazza è già bella che finita”, lui può dedicarsi,
anima tenera e grossissimo corpo, alla sua vera grande passione in quanto a
infrastrutture: i sottopassi stradali.
Ne
ha realizzati un numero incalcolabile, in Italia e nel Mondo, compreso quello
famoso di Brescia, che ha dovuto far demolire e ricostruire perché
“l’avevano fatto troppo basso, e le macchine, per passarci sotto, dovevano
fare …così (e con un rapido gesto incassa la testa e il collo fra le spalle).
Ora
gli resta da completare il sottopassaggio più importante, quello che va “da
A&O a Mestre”, finito il quale potrà dare inizio ai lavori dell’ultimo
appalto che, con un vero colpo da
maestro, è riuscito a fare aggiudicare alla sua Ditta: quello per la
ricostruzione delle Torri Gemelle di New York.
“E
come fai a costruirle così alte?”
“Ma
che domande sono? Guarda che parli con un Ingeniere, mica con un ciocapiàt!
Prima le faccio coricate per terra, che è più comodo, e poi, una volta finite,
le drizzo in piedi!”
Decisamente,
la logica non abita più qui, ma al suo corpaccione da gigante e all’anima da
bambino che ci sta chiusa dentro, non si può fare a meno di volere bene.
Io,
al mio Marcellino, gli voglio bene come a un Padre, come a un Fratello, come a
un Figlio.
E
non è per niente escluso che lui, anche senza dirlo, dentro il suo cuore puro e
generoso si senta, almeno un poco, tutti e tre.
Allora,
via, salta in sella alla tua inseparabile bicicletta e vai felice per le strade
di Castelmassa e del tuo fantastico
Mondo, a controllare i lavori dei tuoi innumerevoli cantieri aperti.
Buon
lavoro, “Ingeniere”!