Con questa edizione del Personaggio Misterioso ritorniamo “a bomba” nel Mondo del Calcio, nella sua Storia per non dire nella sua Leggenda.
Sì,
perché, checche se ne dica, questo è e rimane un Personaggio leggendario, vivo
nel ricordo di chi lo ha conosciuto, presente da oggi nell’immaginazione di
chi lo avrà scoperto leggendo queste righe.
A
tutti in bocca al lupo e buon
divertimento!
Anni
sessanta.
Anzi,
i ruggenti anni sessanta.
Gigliola
Cinquetti non ha l’età, Alberto Manzi rassicura gli Italiani sul fatto che
“non è mai troppo tardi”, Anita Ekberg rende celebre in tutto il mondo la
più bella fontana di Roma.
La
Fiat 600 nuova fiammante di Papà sta lì a significare che, anche se non siamo
ricchi, almeno non siamo poveri; il
viaggio per Lido degli Estensi , con Autostrade e raccordi ancora molto di là
da venire, dura “solo” due ore e mezza (“Ma quando arriviamo, Papà?”
“Prima di cena” E’ ovvio, dato che si cenerà solo dopo essere arrivati).
Sulle
panchine del massimo Campionato di Calcio siedono personaggi del calibro di
Nereo Rocco, Helenio Herrera, Fulvio Bernardini; “il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa”.
Sui
campi erbosi giganteggiano Trapattoni e Rivera, Suarez e Corso, Angelillo e
Sormani, eroi le cui gesta sono
raccontate ogni domenica dalla voce di Niccolò Carosio.
Lo
stadio di Ferrara si chiama ancora soltanto
“Comunale”: Paolo Mazza, Commendatore geniale, padre e padrone della
compagine Estense è lì in tribuna a godersi, prima tra le provinciali, la sua
SPAL in serie A.
Oggi,
in questa domenica piovosa di Febbraio, con
le mani aggrappate alla rete di recinzione del parterre, ci sono anch’io: il
nonno (“quando andiamo, nonno? Mi ci porti davvero? Ma proprio in uno stadio
vero?”) mi ha portato, finalmente, a vedere la mia prima partita di serie A.
Spal
e Napoli scendono in campo su un terreno che è ridotto a un acquitrino; il
nonno non ha occhi che per Bozzao, Fabio Capello, Osvaldo Bagnoli, i suoi
beniamini che oggi se la vedranno con avversari come Juliano,
Josè Altafini, Omar Sivori.
Io
rimango ipnotizzato dalla figura di Lui.
E’
difficile riuscire a descriverlo: bisogna vederlo.
Alto,
i capelli neri tirati all’indietro e due baffetti che si vedono da lontano,
veste una giacca nera sopra la camicia bianca (sì, proprio così. Una giacca
con tanto di bottoni e risvolti sul petto: è per questo che vengono chiamati
Giacchette Nere anche oggi che vanno in giro variopinti che sembrano attrazioni
da luna park); lui ha un incedere sicuro e imperioso, uno sguardo che incute
rispetto.
Dicono
che, una volta, abbia portato a termine una gara di serie A con alcune centinaia
di spettatori seduti ai bordi del terreno di gioco dopo che un tentativo di
invasione di campo aveva divelto le reti di protezione; dicono che li abbia
ipnotizzati tutti con lo sguardo e che abbia continuato a dirigere sprezzante
del pericolo: lui non è uno che si lascia intimidire.
E lo dimostra subito: per un contrasto di gioco scivolano in area spallina difensore e attaccante, colpa del fango, colpa della pioggia; lui addita deciso il dischetto: rigore!.
Il
pubblico rumoreggia, i giocatori accennano appena a protestare, lui è
inflessibile: la Spal è già sotto di un goal.
Continua
a piovere, sempre più forte; un difensore spallino affronta Altafini che si
dirige verso la porta; circa un
metro fuori l’area si verifica il contatto, i due cadono e scivolano insieme,
nel pantano, fino a varcare la riga bianca.
Incurante
dell’urlo unanime del pubblico, con un sorriso beffardo lui segna per la
seconda volta il dischetto bianco; le reti di protezione tremano, i giocatori
implorano un ravvedimento, invocano giustizia:
è tutto inutile.
Con
plateali gesti della mano fa capire a tutti che, qui, il padrone è lui: rigore!
La
partita prosegue, con la Spal che, incassato anche un autogol, ora perde per tre
a uno.
Piove,
continua a piovere a dirotto, il fango e la fatica tagliano le gambe ai
giocatori, a quelli del Napoli ormai paghi per la vittoria che si profila
rotonda, a quelli della Spal incapaci
di reagire.
Un
lungo rinvio da centro campo fa spiovere la palla in piena area spallina dove in
quel momento è rimasto, solo soletto, un difensore Estense: l’avversario più
vicino è a trenta metri, mancano
dieci minuti alla fine; il portiere
grida : “lascia!”.
Il
difensore, tradito da una pozzanghera, scivola malamente a terra e, mentre si
gira per rialzarsi, la palla va a sbattergli su un braccio, il sinistro.
Lui
è lontano dall’epicentro dell’azione, arriva ad ampie falcate roteando lo
sguardo attorno, a dimostrare a tutti che è padrone della situazione, del
gioco.
“Rigore!
Dagli rigore!!”
Il
pubblico ferrarese, esasperato dalla sua direzione di gara, ora lo sfotte, lo
provoca con frasi irridenti e ironiche.
“Rigore!
Dài, dagli rigore!”
E
lui, rivolto uno sguardo sprezzante alla tribuna, fa cenno di sì con il capo…
e indica di nuovo il dischetto!
E’
rigore! E con questo fanno tre, assegnati senza battere ciglio contro la squadra
di casa.
Spal
– Napoli finisce 1-4, ma nella domenica piovosa di Febbraio, il protagonista
assoluto è stato lui.
Così
era lui, in campo: qualsiasi cosa accadesse, un duce, un despota, un tiranno.
Altroché
moviole e processi del Lunedì: più che applicare il regolamento ci teneva a
chiarire che, in campo, per novanta minuti lui era
il Regolamento.
A fine carriera saranno 328 le Gare da lui dirette in serie A: traguardo inarrivabile, viatico per l’ingresso, e a buon diritto, nella Storia del Calcio.
Dopo
di lui vestiranno la giacchetta nera Gonella
da Asti, Sbardella da Roma, Michelotti da Parma, Agnolin da Bassano, Pairetto da
Torino, Casarin da Milano e perfino il figlio Rosario.
Vestirà orribili maglioni colorati quello che forse è da considerarsi il migliore di tutti, Collina da Viareggio, e di ognuno di quelli di ora, come di quelli di allora si potrà dire che è stato più o meno bravo: ma coi suoi baffetti neri e lo sguardo che inchioda, arrogante fino all’indisponenza, l’Arbitro per antonomasia rimane lui:
il Signor Concetto Lo Bello da Siracusa.