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Duecentotrentasei
parole, compreso il titolo. In coda
- No, troppo scontato. Piuttosto, Mortimer
- Mortimer non mi piace. Meglio Paul.
- Paul ce ne sono stati già troppi. Cosa ne dici di Jeoffrey?
- Troppo vecchio.
- Allora Lindsey.
- Jeoffrey, Lindsey: alla faccia della fantasia!
- Dicevo un nome così per dire!
- Non si sceglie un nome “così per dire”!
- Donald.
- Bah! Nome da papero!
- Allora, Mickey!
- É il nome di un topo!
- Joshua.
- E’ ebreo.
- Laszlo.
- É polacco.
- Pedro
- É ispanico.
- Albert.
- Albert è mio cognato. Piuttosto, Mortimer.
- Ma se Mortimer è il primo che ho detto, e tu avevi detto no.
- Ci ho ripensato. E poi bisogna decidersi, un nome dobbiamo pur sceglierlo: non abbiamo tutta la vita.
- Hai ragione. Se per Albert dici di no…allora, d’accordo per Mortimer.
- Si si, Mortimer, siamo d’accordo.
- D’accordo.
Sarà eseguita domani alle
cinque, in una sotterraneo del carcere di Dallas, la sentenza contro Mortimer
Simpson, il quarantasettenne negro condannato alla pena capitale per
l’omicidio di una guardia giurata da lui commesso durante un tentativo
di rapina.
Nello
stato del Texas sono attualmente altri dieci, oltre a Simpson, i detenuti nel braccio della morte che attendono sia definita la data
per l’esecuzione; fra questi anche Albert O’Hara, che vanta la più lunga
attesa essendo stato condannato a morte ben undici anni fa.