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Uomini e Topi

 

Davvero questo è uno dei ricordi più belli che ho della mia infanzia: il Nonno che mi racconta come si fa a liberarsi, definitivamente, dei topi.

Il Nonno sì che sapeva come dirle, le cose! Di qualsiasi argomento si trovasse a parlare, qualsiasi fosse il contenuto della storia, dalla sua bocca uscivano parole capaci di incantare, e altro non si poteva se non rimanere letteralmente affascinati dai suoi racconti.

“Il topo” diceva il Nonno, “è un animale molto sospettoso. Se gli metti nell’esca (anche la più ghiotta) un veleno che risulti, all’ingestione,  immediatamente mortale, al massimo riesci ad uccidere un solo topolino. Sì perché gli altri topi, vedendo un proprio simile morto vicino all’esca, mai e poi mai si lascerebbero tentare anche solo da un assaggio: piuttosto muoiono di fame, ma non mangiano cibo che la loro pur modesta intelligenza possa  anche solo associare alla vista di un topo  morto. Così, per uno che riesci a ucciderne con il veleno, altri cento sopravvivono e si moltiplicano.”

Così diceva il Nonno, e io mi immaginavo queste orde di topolini che, insospettiti  dal sospetto, non mangiavano, che piuttosto morivano di fame ma non abboccavano alla trappola, e prima di morire si riproducevano, innumerevoli volte, e qualche iniziale e primitivo abbozzo di tempesta ormonale nascente dentro me mi faceva pensare che tutto sommato non doveva essere una brutta morte morire così, riproducendosi;  potendo scegliere, certamente preferibile a quella per avvelenamento.

“E allora, come si fa per eliminare i topi?”

“E allora, per eliminare i topi non si usa un veleno che sia immediatamente mortale, ma una sostanza anticoagulante.”

Il Nonno aveva questo di fantastico, agli occhi di noi nipoti: sapeva tutto!

“All’esca è mescolato un farmaco che, impedendo la coagulazione del sangue, provoca alla bestiola una irrefrenabile emorragia interna. Il topolino avverte una forte sete (che è sintomo tipico delle emorragie interne) e va alla disperata ricerca di acqua. Così accade che, in qualunque luogo vada  per tentare di dissetarsi, il topolino muore sempre lontano da dove ha ingerito il veleno. Gli altri topi non riescono a  mettere in collegamento la morte con l’esca, e ne mangiano anche loro,  facendo la stessa miserevole fine!”

“Poveri topi” ricordo che mi veniva da pensare, allora; “e pensare che li credevo animali intelligenti! ” (questo lo pensavo perché avevo visto in un documentario che gli scienziati studiavano l’intelligenza dei topi somministrandogli i più svariati tests: il labirinto, la lampadina  intermittente, i pulsanti di diverso colore, spingendo il rosso il topolino otteneva il cibo, spingendo il nero invece, una scossa elettrica. E il topolino, di solito,  imparava prestissimo dove andare e cosa spingere).

Ne è passato di tempo, dai bei giorni dei racconti del Nonno!

Chissà cosa direbbe oggi, lui che sapeva tutto, di noi, figli dei suoi figli e padri dei suoi pronipoti.

Certo dovrebbe concludere che siamo meno sospettosi dei topi, perché  vediamo in TV  i corpi dei nostri simili sbranati dalle lamiere contorte delle “stragi del sabato sera” ma continuiamo a correre come pazzi, per una metà fatti e per l’altra metà ubriachi;  vediamo i cadaveri dei soldati mescolati a quelli dei civili ma continuiamo a fare sempre nuove guerre, rassicurati dalla convinzione che “il Vietnam non sarà una nuova Corea”, che “l’Afghanistan non sarà un nuovo Vietnam”, che “l’Iraq non sarà un nuovo Afghanistan”, e che “il Libano non sarà un nuovo Iraq”.

Vediamo quanto il Mercato ci stia facendo diventare ogni giorno più schiavi e più poveri ma continuiamo a gettare il “frutto del nostro lavoro” nel flipper impazzito di un sistema basato sul principio che i titoli azionari dei quali sono proprietario valgono moltissimo se gli altri vogliono comperarli ma crollano di valore non appena io voglio venderli.

Vediamo morire, giorno dopo giorno, la fantasia, la genuinità, la spontaneità e il gusto per la vita di milioni di nostri simili, eppure tornando a casa, la sera, continuiamo, come prima cosa,  ad accendere il televisore.

“Cose che”,  direbbe il Nonno se fosse ancora vivo, “ i topi non farebbero mai”.